Il digitale pubblico italiano viene osservato attraverso tre snodi: il bilancio critico del PNRR, la regolazione dell’intelligenza artificiale e il ruolo della cybersicurezza. Al centro resta la capacità della PA di cambiare modelli organizzativi, cultura amministrativa e strumenti di governo.
già professore ordinario di informatica giuridica; direttore della Rivista elettronica di diritto, economia, management; esperto di processi di organizzazione e digitalizzazione delle PA
Questo diario breve sul digitale pubblico ha lo scopo di raccogliere note, riflessioni, considerazioni sparse (ma organiche) sul digitale pubblico degli ultimi giorni. Ci occuperemo di PNRR, di IA, di ACNe dintorni.
Il fallimento strategico del PNRR
Riprendiamo alcune riflessioni pubblicate anche in questa Rivista ma andiamo al nocciolo del problema: qual è la strategia che ha supportato il PNRR (le misure sul digitale).
Il PNRR si è chiuso (quasi chiuso in verità tra tempistiche diverse di rendicontazioni, scadenze, adempimenti amministrativi, ecc.) e possiamo fare una breve analisi per rispondere ad una domanda di fondo: abbiamo affrontato questo Piano con un approccio “burocratico” e per il futuro come intendiamo procedere?
L’approccio burocratico si può riassumere nel modo seguente:
- abbiamo potuto contare su tante risorse (l’intero piano e molte risorse per il digitale);
- lasciamo da parte il tema di come abbiamo “calcolato” le risorse che abbiamo richiesto per il Piano;
- abbiamo verticalizzato le risorse (abbiamo delineato ambiti tematici, missioni, misure, ecc.);
- abbiamo assegnato le risorse (i soldi) a settori pubblici e privati;
- le risorse sono state gestite secondo quanto stabilito dalle norme in materia di contratti pubblici;
- abbiamo incassato le diverse rate europee previste dal Piano.
Ma per fare cosa?
La strategia del Governo sul digitale pubblico non stabilisce cose precise (misurabili sotto il profilo qualitativo e quantitativo) in merito ai risultati del Piano, alla diffusione di tali risultati anche in termini di innovazione, riuso, di aumentata qualità dell’azione amministrativa, di riorganizzazione e semplificazione amministrativa, di servizi in rete ai cittadini, ecc.?
Non c’era una strategia all’inizio del PNRR; né durante l’attuazione del Piano; non ci sono spezzoni di strategia da recuperare per il futuro. Il PNRR è chiuso nel senso che è “concluso”: un’esperienza non recuperabile. Abbiamo speso molti soldi per niente o quasi niente? Certo. La rendicontazione dei progetti PNRR dimostrerà che abbiamo “speso” tanti soldi ma non abbiamo “investito” tanti soldi! Livelli scarsamente significativi nella progettazione da parte delle PA.
Strategie per il futuro
Cosa possiamo fare per il futuro di fronte a risorse per l'innovazione (quale innovazione) e per i giovani in particolare? (sono alla ricerca, senza risultati, di progetti del Piano dedicati ai “giovani”: non le “mancette” per i giovani, ma progetti per il futuro dei giovani).
- a) Sicuramente il Governo, le autonomie territoriali e locali, le università, la scuola avrebbero dovuto svolgere una forte azione per “formare” (adeguatamente e a tutti i livelli istituzionali e organizzativi), i dirigenti pubblici ed il personale della PA sulla programmazione, progettazione, gestione delle risorse destinate a supportare processi innovativi, interventi di riorganizzazione e semplificazione.
- b) I decisori pubblici devono operare in termini di governance e management e per questo devono dedicare tempo e risorse per una loro preparazione al management pubblico in chiave moderna.
- c) I cittadini devono essere informati sistematicamente sulla gestione di progetti innovativi. Devono essere “coinvolti” nei processi di innovazione, di cambiamento; devono facilmente potere esercitare il diritto di trasparenza e di controllo.
Per il futuro amministrativo di questa Repubblica è necessario un cambio di visione nell’amministrare ed una conseguente vera capacità strategica nelle decisioni, nelle relazioni con i cittadini, nella partecipazione al governo della cosa pubblica.
La strategia mancante e l’IA
Il PNRR è stata espressione di un modo antico e superato di governo e gestione amministrativa. È stato un fallimento (non dobbiamo avere paura nel valutare i fallimenti; è necessario partire dai fallimenti per la creazione di un nuovo mondo). Da subito è necessario provvedere ad una formazione politica anche in chiave di politica dell’amministrazione moderna, trasparente, semplificata, digitale.
Esiste questa necessità di una strategia per il cambiamento? Oppure la strategia è quella di iniettare grandi dosi di tecnologie digitali e di I.A.: così “cambieremo” il nostro mondo per un futuro diverso che già è “presente”. I nostri decisori e dirigenti pubblici si sono accorti di stare nel guado e non sanno cosa fare?
La mancanza di strategia sul PNRR (prima, durante, dopo) caratterizza il processo di diffusione della c.d. IA: questo processo in Italia si esprime con una abbondanza di “primati” (come sostengono i decisori pubblici responsabili di questo settore). I primati sono stabiliti dalla produzione di norme sulla IA: con la legge 132/2025 e con i decreti legislativi in attuazione della legge 132/2025.
Siamo i primi a regolamentare in dettaglio tutto quello che è regolamentabile sulla IA: forse anche il futuro della IA (?!). Ma intanto non abbiamo una strategia per lo sviluppo di una impresa e di un mercato nazionali (ed europeo). Non abbiamo attuato l’articolo 1 del regolamento UE:
Lo scopo del presente regolamento è migliorare il funzionamento del mercato interno e promuovere la diffusione di un’intelligenza artificiale (IA) antropocentrica e affidabile, garantendo nel contempo un livello elevato di protezione della salute, della sicurezza e dei diritti fondamentali sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.
Non abbiamo migliorato il mercato interno, abbiamo discusso molto sulla diffusione della IA antropocentrica, e non abbiamo promosso l’innovazione. E siamo bloccati sui problemi etici che rappresentano sicuramente aspetti di grande rilevanza ma che non possono bloccare lo sviluppo della ricerca, della innovazione, del mercato della IA. E il legislatore italiano (e la UE) ha perso una grande occasione: avere una visione complessiva della IA che si presenta come un processo di cambiamento sociale, politico, istituzionale, scientifico, culturale, economico, di mercato, ecc.
In Italia i decisori pubblici si sono rifugiati tutti in una “zona confortevole” (quattro soldi per dire che l’Italia investe sulla IA e la visione forte ed equilibr