John Coltrane è un mito del jazz: saxofonista di genio morto nel 1967 a 40 anni, ha rivoluzionato la musica in pochi anni, passando dal bop all'estasi "free" con la testa tra le stelle. Non solo ha influenzato generazioni di musicisti, ma ha trasceso la figura del jazzman in un mistico (una chiesa americana si è persino posta sotto il suo patronato), incarnando una destinata unica, tanto affascinante quanto inaccessibile, come tutto ciò che si perde nelle altezze. In altri tempi, questo innocente sarebbe stato Teresa d'Avila o Giovanni della Croce; materialista, il nostro sarebbe stato probabilmente rinchiuso in un manicomio.

A occasione del centenario della sua nascita, ci si sarebbe aspettata un'opera che rendesse giustizia a una figura così complessa e influente. Invece, il documentario presentato recentemente si rivela una delusione totale. Si tratta di una "piatta enfilade di clichés" che non riesce a cogliere quasi nulla dell'arte e della personalità di Coltrane. Il film si limita a toccare la superficie, presentando un'immagine stereotipata dell'artista senza addentrarsi nelle profondità della sua musica e della sua spiritualità.

Il documentatore, pur avendo a disposizione un ricco archivio di materiale inedito e interviste, sceglie di non utilizzarlo per approfondire. Invece, ci offre una sequenza di immagini già viste e commenti scontati che non aggiungono nulla alla comprensione di Coltrane. Manca completamente l'analisi musicale: non si cerca di spiegare come Coltrane abbia trasformato il linguaggio del saxofono, come la sua ricerca armonica abbia anticipato le avanguardie future, come la sua devozione spirituale abbia permeato ogni nota della sua musica.

L'assenza di contesto

Una delle mancanze più gravi del documentario è l'assenza di contesto storico e culturale. Coltrane non emerse dal vuoto: la sua musica fu profondamente radicata nel suo tempo, riflettendo le tensioni sociali, le lotte per i diritti civili e la ricerca spirituale che caratterizzavano gli anni '60. Il film ignora completamente questi elementi, presentando Coltrane come un'entità astratta, scollegata dal mondo che l'ha generato.

Inoltre, il document trascura completamente le collaborazioni cruciali che hanno definito il percorso di Coltrane. Il suo rapporto con Miles Davis, Thelonious Monk, McCoy Tyner e Elvin Jones è accennato solo di sfuggita, senza approfondire come queste interazioni abbiano plasmato il suo sound. Sembra che il regista non abbia compreso che Coltrane non fu un solitario genio, ma un musicista che creva attraverso il dialogo e lo scambio con altri grandi artisti.

Una visione superficiale della spiritualità

La spiritualità di Coltrane è ridotta a un cliché: quella del mistico in trance, privo di ogni concretezza. In realtà, la sua ricerca spirituale era ben più complessa e radicata. Studio il Corano, la Bhagavad Gita, la Bibbia, cercando di integrare le diverse tradizioni filosofiche e religiose nella sua musica. Il suo "A Love Supreme" non è solo un omaggio a Dio, ma un'opera teologica complessa che riflette la sua lotta interiore e la sua ricerca della verità.

Il documentario manca completamente di questo approfondimento. Non si analizzano le composizioni chiave come "Giant Steps", "My Favorite Things" o "A Love Supreme" per mostrarne la struttura rivoluzionaria e il significato spirituale. Invece, ci vengono offerte banali considerazioni sul suo "genio" senza spiegare in cosa consistesse precisamente questo genio. Si tratta di un'occasita sprecata, che lascia lo spettatore con un'immagine piatta e incompleta di uno dei più grandi musicisti del XX secolo.

In conclusione, questo documentario sul centenario di John Coltrane rappresenta una grande delusione. Avendo a disposizione un materiale così ricco, il regista avrebbe potuto creare un'opera che facesse giustizia a una figura così complessa e influente. Invece, ci offre una visione superficiale e stereotipata che non aggiunge nulla al nostro già vasto patrimonio di conoscenze su Coltrane. Per un artista che ha tanto dato alla musica, questo trattamento superficiale è veramente inaccettabile.