La chiusura ai non cittadini statunitensi dei modelli AI più avanzati di Anthropic ha messo in discussione la sovranetà tecnologica europea. L'Unione Europea ha risposto sottolineando che tali restrizioni non devono discriminare alcun partner e ha ribadito l’importanza di rafforzare la propria autonomia tecnologica.

Ai modelli bloccati, Europa valuta interventi

Dopo che il governo statunitense ha vietato l'accesso ai nuovi modelli Fable 5 e Mythos 5 di Anthropic, l’Ufficio europeo ha iniziato ad analizzarne le conseguenze. Thomas Regnier, portavoce europeo per la sovranità tecnologica, ha dichiarato a Euronews che misure emergenziali non devono discriminare partner e che si tratta di una questione condivisa che richiede soluzioni europee.

Regnier ha sottolineato come questa decisione sia "ancora un'illustrazione di quanto l’Europa debba rafforzare la sua sovranità tecnologica". Intanto, Anthropic ha bloccato i propri modelli a livello globale su richiesta del governo americano, in seguito a preoccupazioni sulla sicurezza nazionale.

Un risveglio per l'Europa o un déjà vu?

Ricercatori europei, come riportato dal Science Media Center, condividono l’idea che la situazione sia un risveglio per il Vecchio Continente, ma non si mettono d’accordo su come muoversi. Thorsten Holz dell’istituto Max Planck ha espresso stupore davanti alla chiusura immediata di un modello avanzato da parte di una singola istanza esterna, sottolineando che la sovranità digitale non significa autosufficienza, ma piuttosto la capacità di utilizzare tecnologie essenziali anche in contesti di crisi geopolitica.

Konrad Rieck dell’Università Tecnica di Berlino ha ribadito che i modelli Usa potrebbero interrompersi “in qualsiasi momento e spesso per motivi opachi”, e ha sostenuto che l'Europa deve sviluppare e operare modelli propri. Gitta Kutyniok dell'Università Ludwig-Maximilians di Monaco ha proposto addirittura un “momento Airbus” per l’intelligenza artificiale, favorendo investimenti collettivi, progetti su larga scala e computer ad alta efficienza energetica.

Le opzioni europee si dividono

Paul Röttger dell'Oxford Internet Institute ha preso una posizione opposta. A suo avviso, l'Europa non è competitiva rispetto agli Stati Uniti nello sviluppo di modelli AI simili a Mythos o Fable 5. Secondo lui, il futuro non sta nell'investire nell'AI europea, ma nella sicurezza dell'accesso garantita attraverso contratti vincolanti, fondati su investimenti nei data center e supportati da politiche commerciali credibili.

Due ulteriori ricercatori hanno evidenziato le enormi difficoltà nell’attuazione di questa opzione. Matthias Hein dell'Università di Tübingen ha sottolineato che l’Europa ha bisogno di più di un unico provider indipendente, poiché nessuna azienda privata è disposta a rendere pubbliche i propri modelli. Jonas Geiping dell’istituto tedesco ELLIS ha menzionato le barriere strutturali, ad esempio il fatto che Mistral, un'azienda francese, si sia molto indietro negli ultimi anni. Anche se emergessero nuove imprese, il problema principale risiede nella mancanza di infrastrutture: centri di dati su larga scala e una sufficiente produzione energetica. In Germania, ad esempio, l’output produttivo è calato ai livelli del 1985.

Allarme economico non solo tecnologico

Diversi esperti si sono espressi con cautela anche su eventuali paralleli storici con l'armamento nucleare. Anthropic stessa tende a utilizzare questa metafora, ma Jonas Geiping ha ribadito che l’intelligenza artificiale è integrata in profondità nell'economia: un blocco o una limitazione durante un conflitto diplomatico avrebbe conseguenze molto gravi. Non si tratterebbe solo di problemi militari, ma di danni estesi all’economia europea, dove tante funzioni dipendono dall’utilizzo di sistemi AI di alto livello.

Soluzioni diverse per un’unica sfida

    • Paul Röttger: Accesso protetto tramite accordi commerciali.
    • Konrad Rieck: Necessità di sviluppare modelli propri.
    • Jonas Geiping: Barriere strutturali e infrastrutturali.
    • Matthias Hein: Rischio di monopolio tecnologico.

Secondo diversi commentatori, l’Europa sta di fronte a una sfida complessa: non solo mantenere il controllo su tecnologie strategiche, ma assicurarsi di non essere bloccata da decisioni di altre economie. La risposta non sembra evidente, e le soluzioni sono molteplici, da un maggiore investimento autonomo a partnership commerciali strategiche.

La strada del futuro

In attesa di decisioni politiche concrete, i dibattiti tra esperti rimangono vivi e il dibattito sulla sovranità tecnologica si farà sempre più acceso. L'Europa deve scegliere se puntare a diventare un leader dell'AI mondiale o, per ragioni pragmatiche, garantirsi l'accesso con accordi e politiche estere strategiche. In ogni caso, il tempo stringe per cogliere il momento.