La Cina potrebbe imitare gli USA limitando l'accesso dall'estero ai suoi migliori modelli di AI
La Cina tratta l'AI di frontiera come un asset strategico nazionale, con una logica simile a quella degli Stati Uniti. Secondo Reuters, le autorità cinesi hanno incontrato negli ultimi mesi i vertici di alcune tra le aziende tecnologiche più influenti del Paese per discutere la possibilità di limitare l'accesso dall'estero ai modelli di intelligenza artificiale più sofisticati, compresi quelli non ancora rilasciati.
Pechino vorrebbe rendere più controllato l'uso dei suoi modelli di AI da parte di entità estere. Lo rivela una fonte vicina al governo, che non ha voluto essere identificata per leggi di riservatezza governativa. Le aziende coinvolte negli incontri sono tra le più influenti nel settore tecnologico: Alibaba, ByteDance e Z.ai. Ancora non c'è ufficialmente un annuncio ufficiale da parte delle autorità.
La struttura del sistema di restrizioni
Molto poco si conosce al momento sull'esatto funzionamento delle restrizioni, ma alcune indicazioni arriva da una tavola rotonda di esperti legali svoltasi a maggio. I dati resi pubblici su una rivista della Corte Suprema del Popolo rivelano l'ipotesi di un sistema a tre livelli.
- Il primo livello riguarda strumenti open-source di base, reperibili al pubblico con semplice registrazione.
- Il secondo livello prevede tecnologie avanzate con controlli di sicurezza supplementari.
- Il terzo livello è escluso dal libero rilascio o riservato all'uso interno.
La scelta riflette un’attenzione crescente da parte del governo per la protezione del know-how tecnologico interno in settori strategici.
Misure precedenti
Pechino non è nuovo a questa logica. Lo scorso anno ha bloccato l'acquisto da parte di Meta di una startup tecnologica cinese, Manus, con un'offerta di 2 miliardi di dollari. Le autorità hanno inoltre aperto indagini su alcune aziende che avevano trasferito operazioni al di fuori della Cina, valutando eventuali violazioni alle leggi sull'espatrio di tecnologia avanzata.
A giugno è stato pubblicato un pacchetto di normative che estende i controlli su transazioni internazionali legate a capitali, dati e innovazione tecnologica.
La crescita dei modelli cinesi
La possibile restrizione sull’export arriva mentre i modelli AI cinesi stanno conquistando terreno a livello globale. Standari come DeepSeek R1, lanciato a gennaio 2025, hanno visto un aumento esponenziale del traffico su 135 Paesi.
Un esempio significativo è GLM-5.2, lanciato recentemente da Z.ai. Il modello è apprezzato per capacità tecnico-competitive, come la generazione di codice e il trattamento di dati complessi, a costi notevolmente inferiori rispetto ai concorrenti statunitensi, come OpenAI o Anthropic.
GLM-5.2 ha guadagnato posizioni nel mercato globale, riscuotendo lodi anche da figure autorevoli come Marc Andreessen, fondatore del fondo di venture capital Andreessen Horowitz. Anche alcune aziende tecnologiche di Silicon Valley lo considerano come una soluzione concreta.
Difficoltà di penetrazioni in alcuni mercati
Tuttavia la diffusione dei modelli cinesi non avviene senza ostacoli. In una dichiarazione recente, Wei Sun, analista AI presso Counterpoint Research, ha commentato che in alcune aziende e industrie regolamentate persiste una diffidenza per l'uso di modelli provenienti dalla Cina.
“Alcuni clienti e partner potrebbero semplicemente non voler accettare modelli cinesi nel loro stack tecnologico, indipendentemente da prestazioni e prezzo”, ha affermato Sun.
Influenza sul mercato globale
Il riduzionismo sull’export potrebbe generare un effetto domino sul mercato internazionale. Moltissime aziende, soprattutto startup e medium-sized company, hanno fatto affidamento su una tecnologia cinese economica per competere con offerte di OpenAI, Anthropic e Google.
Se le restrizioni fossero effettivamente applicate, i costi potrebbero salire, riducendo la competitività di queste aziende. E in parallelo, i laboratori tecnologici occidentali potrebbero rivedere le proprie politiche di prezzo e di accesso agli strumenti per fronteggiare il calo di pressione competitiva.
Obiettivi simili, strategie diverse
Gli Stati Uniti hanno recentemente stretto le regole sull’export di tecnologie avanzate, in particolare quelle che potrebbero essere utilizzate da forze militari estere. L’amministrazione Trump ha espresso diverse volte preoccupazioni circa il rischio che tecnologie Usa finiscano nelle mani sbagliate.
La Cina sembra muoversi in una direzione opposta, ma il fine è identico: proteggere il proprio vantaggio tecnologico e non consentire che venga concesso in licensing o utilizzato all’estero per scopi diversi da quelli previsti. La guerra tecnologica mondiale si intensifica, con entrambi i poli del sistema capitalistico globale che iniziano a chiudersi su sé stessi.