La commissione europea ignora l'ombudsman sulla cancellazione automatica dei messaggi
La commissione europea continua a mantenere la pratica della cancellazione automatica dei messaggi di chat della presidente Ursula von der Leyen, nonostante una chiara raccomandazione dell'ombudsman dell'Unione europea. Secondo quanto riferito dal portale Follow the Money (FTM), la commissione ha inviato una lettera di risposta all'ombudsfrau Teresa Anjinho in cui rifiuta esplicitamente di modificare questa pratica. La decisione rappresenta un ulteriore capitolo in una controversia più ampia riguardante la trasparenza e l'accountability delle istituzioni europee di più alto livello.
Questa risposta della commissione giunge a fronte di una lunga serie di critiche e di una sempre crescente pressione da parte di organismi di controllo e della società civile riguardo alle comunicazioni riservate dei leader europei. Il fatto che l'istituzione esecutiva dell'UE continui a resistere alle raccomandazioni dell'ombudsman segnala una chiara riluttanza a sottomettersi a norme di trasparenza che potrebbero compromettere la pratica consolidata di cancellazione rapida dei messaggi sensibili.
Gli argomenti poco convincenti della commissione europea
Per giustificare la propria posizione, la commissione ha presentato una serie di argomentazioni che molti osservatori ritengono poco plausibili. L'istituzione sostiene innanzitutto che la conservazione dei messaggi per gestire le richieste di accesso del pubblico secondo le normative europee sulla libertà di informazione risulterebbe incompatibile con le misure di sicurezza informatica necessarie per proteggere i sistemi IT della presidenza.
Secondo la logica presentata dalla commissione, poiché i procedimenti legali e le richieste di accesso ai documenti possono protrarsi fino a due anni, la sicurezza del sistema informatico deve avere la priorità assoluta rispetto all'archiviazione dei messaggi. Questa argomentazione è stata sottoposta a ulteriore scrutinio quando è emerso che in precedenza la commissione aveva fornito una giustificazione completamente diversa: sostenendo che la cancellazione automatica fosse necessaria semplicemente per risparmiare spazio di memoria sul telefono cellulare della presidente von der Leyen.
La contraddizione tra queste due spiegazioni ha alimentato i dubbi sulla sincerità della commissione e sulla reale motivazione dietro la pratica della cancellazione automatica. L'inconsistenza delle argomentazioni ufficiali ha contribuito a rafforzare la percezione pubblica che l'istituzione stia cercando principalmente di nascondere piuttosto che di proteggere veramente i sistemi informatici.
Le origini della controversia: il caso del giugno
La situazione attuale affonda le radici in un procedimento che ha attirato l'attenzione internazionale nel giugno precedente. L'ombudsman dell'UE aveva ricevuto una denuncia da parte di Follow the Money riguardante il modo in cui la commissione aveva gestito una richiesta di accesso a un messaggio di chat tra il presidente francese Emmanuel Macron e la presidente della commissione Ursula von der Leyen.
Dopo aver condotto un'inchiesta approfondita, l'ombudsman Teresa Anjinho aveva concluso che la commissione aveva gestito scorrettamente la richiesta di accesso. Più significativamente, aveva qualificato la pratica sistematica di far sparire i messaggi attraverso servizi di messaggistica come Signal come una chiara violazione dei principi di buona amministrazione che dovrebbero caratterizzare le istituzioni pubbliche europee.
In quella occasione, l'ombudsman aveva formulato raccomandazioni esplicite e perentorie alla commissione. In particolare, aveva richiesto che l'istituzione modificasse immediatamente i propri regolamenti interni in modo da garantire che i messaggi di testo richiesti secondo le norme sulla libertà di informazione dell'UE non venissero cancellati prematuramente. Inoltre, aveva domandato che tutti i messaggi di testo e di instant messaging scambiati tra capi di stato, capi di governo, ministri e membri della commissione fossero conservati per un periodo di tempo appropriato.
Il rifiuto della commissione e gli argomenti sulla riservatezza
Nella sua risposta formale, la commissione ha rifiutato categoricamente di accogliere le raccomandazioni dell'ombudsman. Oltre agli argomenti riguardanti la sicurezza informatica, l'istituzione ha sostenuto che la presidente della commissione e i capi delle istituzioni europee devono avere la possibilità di comunicare in un'atmosfera di mutua fiducia e riservatezza assoluta.
La commissione ha ulteriormente argomentato che gli organi competenti all'interno dell'istituzione considerano gli aspetti della sicurezza informatica come particolarmente critici e fondamentali. Secondo questa interpretazione, l'istituzione seguirebbe rigorosamente le proprie linee guida interne in materia di tecnologia dell'informazione, alle quali appartengono le regole di cancellazione automatica dei messaggi. Questa affermazione implica che le priorità di sicurezza informatica vengono considerate come superiori ai principi di trasparenza e accountability pubblica che dovrebbero caratterizzare un'amministrazione democratica moderna.
Gli argomenti relativi alla riservatezza e alla fiducia reciproca sollevano questioni fondamentali riguardanti la natura della democrazia europea. Se i leader pubblici, finanziati da risorse pubbliche e responsabili dei cittadini europei, devono comunicare in condizioni di completa segretezza, si pone una domanda cruciale: a chi deve rendere conto una leadership che opera completamente al di fuori del controllo pubblico?
Il contesto più ampio: una serie di controversie sulla trasparenza
La presente disputa si inserisce in una sequenza di conflitti riguardanti la trasparenza della leadership dell'UE che si protrae da diversi anni. Questi scontri rappresentano una tensione fondamentale tra il desiderio dei leader europei di operare con una certa discrezione e la crescente domanda di accountability e trasparenza da parte della società civile, dei media e dei cittadini europei.
Le organizzazioni per la libertà di informazione hanno progressivamente sfidato le barriere erette intorno alle comunicazioni di alto livello, portando diversi casi davanti ai tribunali e agli organismi di controllo. Questi sforzi hanno iniziato a produrre risultati significativi, con decisioni giudiziarie che hanno ordinato alla commissione di divulgare informazioni precedentemente considerate completamente riservate.
La sentenza storica del "Pfizergate" e il rifiuto della commissione di conformarsi
Un punto di svolta cruciale in questa controversia più ampia è arrivato con la sentenza del maggio 2025 nel cosiddetto "Pfizergate". La Corte di giustizia dell'Unione europea ha emesso una sentenza definitiva e vincolante che dichiarava illegittima la posizione della commissione. Specificamente, il tribunale ha stabilito che la commissione aveva agito in violazione del diritto quando aveva rifiutato di concedere l'accesso ai messaggi di testo scambiati da Ursula von der Leyen con l'amministratore delegato di Pfizer durante il culmine della pandemia di coronavirus.
Questa sentenza rappresentava un momento decisivo perché riconosceva ufficialmente che gli argomenti della commissione sulla riservatezza e sulla sicurezza non potevano giustificare il rifiuto completo di divulgare comunicazioni riguardanti decisioni di interesse pubblico vitale. Durante la crisi pandemica, i negoziati tra la leadership europea e i produttori di vaccini avevano evidenti implicazioni per la salute e il benessere di centinaia di milioni di cittadini europei.
Tuttavia, nonostante questa significativa sconfitta legale, la commissione continua a dimostrare una mancanza di volontà di conformarsi non solo alla sentenza ma anche alle raccomandazioni dell'ombudsman nel caso attuale. Questa persistenza nel mantenere le pratiche di cancellazione automatica dei messaggi, anche dopo una chiara decisione giudiziaria contraria, suggerisce una resistenza più profonda dell'istituzione a sottomettersi al controllo democratico riguardante le sue comunicazioni più sensibili.
Le implicazioni per la democrazia europea e l'accountability delle istituzioni
La continua resistenza della commissione rappresenta una sfida fondamentale ai principi di democrazia trasparente e responsabile che dovrebbero caratterizzare le istituzioni europee. Quando i responsabili delle decisioni pubbliche operano completamente al riparo da ogni controllo e mantengono il diritto di eliminare sistematicamente le tracce delle loro comunicazioni, la possibilità stessa di accountability democratica viene compromessa.
Il fatto che la commissione continui a cancellare i messaggi anche dopo una sentenza della Corte di giustizia che dichiara questa pratica illegittima solleva questioni serie riguardanti il rispetto dello stato di diritto da parte della stessa istituzione che dovrebbe rappresentarne un campione all'interno dell'Unione europea. Se l'esecutivo europeo non rispetta le decisioni dei tribunali e le raccomandazioni degli organi di controllo, quale credibilità può mantenere quando chiede agli stati membri di rispettare il diritto dell'UE?
Conclusioni e prospettive future
La situazione attuale rappresenta un punto di tensione critico nella governance dell'Unione europea. Da un lato, gli organi di controllo, i tribunali e la società civile continuano a spingere per maggiore trasparenza e accountability. Dall'altro, la commissione persiste nel cercare di proteggere uno spazio di comunicazione completamente riservato per i leader europei di più alto livello.
Il rifiuto della commissione di conformarsi alle raccomandazioni dell'ombudsman e persino di rispetto alla sentenza della Corte di giustizia suggerisce che questa istituzione non modificherà volontariamente le proprie pratiche. Sarà probabilmente necessario un ulteriore intervento giudiziario, possibilmente accompagnato da una maggiore pressione politica e mediatica, per produrre un vero cambiamento.
Questo caso esemplifica più ampiamente come la democrazia europea rimanga ancora in costruzione, con tensioni irrisolte tra il desiderio di riservatezza e sicurezza da parte della leadership politica e il diritto fondamentale dei cittadini di comprendere e controllare le decisioni che vengono prese a loro nome e con le loro risorse fiscali. La strada verso una risoluzione equilibrata di questa tensione rimane ancora lunga e contesa.