I grandi allarmi legati all’impatto dell’intelligenza artificiale sull'occupazione tech si rivelano, perlomeno in parte, esagerati. I dati non supportano la visione secondo cui l’AI abbia ucciso i posti tecnologici. Piuttosto, il contesto del mercato evidenzia una complessità che va al di là delle semplici previsioni catastrofiche.

Un mercato in movimento

Secondo la piattaforma TrueUp, oggi sono disponibili oltre 258.000 offerte di lavoro aperte nel settore tecnologico. Questi dati, trasmessi da TechCrunch, mostrano che il mercato non si è interrotto: anzi, gli ingegneri restano la categoria più richiesta. Le posizioni ingegneristiche sono calate dell’11% rispetto al 2019, un calo nettamente inferiore ai -25% dell’occupazione generale del settore tech. Nei maggiori gruppi tecnologici, il 55% delle nuove assunzioni riguarda ingegneri.

Una divisione generazionale e professionale

Il mercato, però, mostra una divisione netta in base all’età e alla seniority. Per i lavoratori junior, l'impatto è stato più forte. Nei settori con una forte esposizione all’AI — come l’IT e l’ingegneria software — il tasso di occupazione è sceso del 6% per coloro con 22-25 anni. Per i lavoratori di età 35-49 anni, invece, c’è stato un aumento del 9%.

Il ruolo del management intermedio

Forse uno dei dati più significativi riguarda i livelli di middle management. Le figure intermedie tra business e sviluppo — spesso coinvolte in meeting interni, scrittura di documenti tecnici e gestione di sprint — sono le più penalizzate. I posti in questi ruoli sono crollati del 41%.

Spiega Dario Amodei, CEO di Anthropic: “L’AI ha ridotto la necessità di intermediari. Le aziende preferiscono oggi collaboratori tecnici capaci di tradurre esigenze di business direttamente in implementazioni.”

Inoltre, Gartner prevede che entro il 2026, il 20% delle organizzazioni utilizzerà l’AI per ridurre il livello di middle management, eliminando oltre la metà delle figure attuali. Questo processo di “appiattimento” strutturale sta ridefinendo il valore di ruoli una volta centrali.

Crescita nei ruoli AI-first

Ma non tutto è in contrazione. In parallelo, si osserva una crescente domanda per figure tecnico-specifiche legate all’AI. LinkedIn ha indicato che i ruoli di AI engineering sono tra le posizioni con più rapida crescita globale nel 2025. Più di 500.000 posti nel campo dell’AI sono aperti a livello mondiale, una crescita del 130% rispetto al 2016.

I dati raccolti da PwC nel 2025 sottolineano ulteriormente che anche nei settori maggiormente automatizzabili si registrano tassi di occupazione positivi per chi possiede competenze in AI. I professionisti con tale know-how guadagnano fino al 56% in più rispetto ai loro colleghi non specializzati.

Contraddizioni e contesto

Nonostante il quadro positivo, ci sono dati alternativi. Ad esempio, negli Stati Uniti l’occupazione complessiva dei programmatori è scesa del 27,5% tra il 2023 e il 2025. E alcune metriche esterne, come l’indice di Indeed sulle offerte di software engineering, parlano ancora di un mercato in calo.

Queste discrepanze non invalidano i dati positivi, ma indicano differenti ambiti di misurazione. TrueUp si concentra su aziende tech e startup di riferimento, mentre l’indice di Indeed include un mercato più ampio — quindi con un orizzonte diverso — che comprende anche richieste di settori non tecnici. In ogni caso, è il contesto che permette di decodificare le tendenze.

Che tipo di figure cerca il mercato?

Il messaggio che emerge è chiaro: chi ha la capacità di costruire sistemi completi, di prendere decisioni architetturali e di interpretare esigenze tecniche in maniera autonoma continua ad essere molto richiesto. Chi invece si limitava a eseguire attività ripetitive — o a qualsiasi livello di carriera — si trova oggi in una posizione di svantaggio.

L’AI, oggi, può accelerare la generazione e il test del codice. Ma non è in grado di sostituire il giudizio umano necessario per governare un intero progetto tecnologico, dalla richiesta alla conclusione. Questo limite umano è chiaramente riconosciuto dal mercato, che punta sempre più su professionisti autorevoli e autonomi.

Un avvertimento per chi entra nell’AI e tecnologia

I giovani che entreranno nel settore nei prossimi anni dovranno fare i conti con una realtà diversa. Le competenze richieste saliranno di livello, e le aspettative saranno più ambiziose. Indipendentemente da quante offerte continuino a circolare in rete, chi non sarà in grado di offrire valore immediato non troverà posto.

Il mercato non ha smesso di crescere. Non l’ha ucciso nemmeno l’AI. Ma il percorso per rimanere competitivi si fa più complicato, e richiede una trasformazione continua.