L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato italiana ha archiviato l’indagine aperta contro Meta Platforms riguardo l’integrazione del proprio assistente di intelligenza artificiale all’interno di WhatsApp. La decisione, annunciata lunedì 8 giugno, non si traduce in un proscioglimento ma comporta una sospensione del procedimento a causa dell’azione in corso a livello europeo. Con l’estensione del dossier italiano all’Unione europea, Roma non può proseguire autonomamente una valutazione in materia. Passa a Bruxelles il compito di verificare se Meta abbia violato le regole antitrust dell’UE.
La vicenda si inserisce in un contesto ampio di dibattito sul posizionamento degli assistenti AI e la loro distribuzione esclusiva all’interno della rete. La Commissione Europea segue da tempo le condotte delle piattaforme digitali, specialmente quelle di grandi dimensioni come Meta. In questo senso, l’indagine italiana rappresentava un primo spunto per valutare la conformità della strategia di Meta ai regolamenti UE.
Le accuse dell’AGCM verso Meta
Gli esperti avevano individuato già nel luglio 2025 un presunto abuso di posizione dominante da parte di Meta. L’indagine si concentrava sul modo in cui il prodotto AI dell’azienda, integrato in WhatsApp, godeva di una visibilità privilegiata rispetto ai servizi concorrenti. Le nuove clausole contrattuali, introdotte nel 2025 e entrate pienamente in vigore entro gennaio 2026, erano state considerate da Roma una limitazione diretta alla presenza esterna di chatbot AI. A dicembre 2025, l’Antitrust aveva anche emesso un’ordinanza cautelare per fermare queste pratiche fino alla definizione del procedimento.
Da parte sua, Meta aveva ribattuto che le sue API non erano state concepite per sostenere un utilizzo estensivo da parte di competitor. La posizione dell’azienda era, quindi, che tale scenario non rispetterebbe l’integrità o la scalabilità del proprio sistema.
La decisione di spostare l’inciampo a Bruxelles
La Commissione Europea ha avviato, nel corso del 2026, un’indagine ufficiale sull’esclusione dei concorrenti AI da WhatsApp. Questo procedimento, che segue le normative vigenti, ha reso inapplicabile l’azione separata dell’AGCM. In base al Regolamento Comunitario, infatti, una volta aperto un procedimento a livello europeo, nessun’altra autorità ha il diritto di intervenire su questioni analoghe.
La questione è destinata ad avere effetti significativi. L’integrarsi esclusivo degli assistenti AI potrebbe trasformare le grandi piattaforme di messaggistica in vetture uniche per l’accesso a questi servizi, con conseguenze dirette sia per la concorrenza sia per i consumatori.
L’importanza dell’indagine e le possibili sanzioni
Nel settore digitale, i comportamenti che limitano la concorrenza sono considerati da Bruxelles come una priorità. Le infrazioni ai regolamenti antitrust possono comportare sanzioni che arrivano fino al 10% del fatturato globale dell’azienda. La Commissione ha gia imposto multe di grandi dimensioni a diversi giganti del web, quindi la situazione di Meta non mancherà di richiamare l’attenzione.
La posta in gioco non è solo economica, ma anche strategica. Il 2025 segna per Meta un anno con ricavi superiori ai 160 miliardi di dollari. Una condanna per abuso di posizione dominante potrebbe significare una riduzione dei ricavi e l’obbligo di modifica delle sue politiche interne.
Un tema chiave per il futuro dell’AI generativa
Gli esperti analizzano il caso AGCM-Meta come un banco di prova per la regolamentazione dell’AI generativa. Il settore vive un rapido sviluppo, con aziende che cercano di integrare tecnologie avanzate nei propri prodotti e di limitare l’accesso ai concorrenti. Tuttavia, la regolamentazione UE impone di equilibrare innovazione, concorrenza e protezione dei consumatori.
La Commissione europea dovrà quindi decidere se le scelte di Meta, rispetto all’introduzione del proprio assistente AI in WhatsApp, seguano le regole vigenti. La vicenda è un esempio significativo che potrebbe orientare le future strategie di regolamentazione AI da parte delle autorità UE.
Reazioni e prospettive future
Dopo essere sotto pressione da Italia e Unione europea, Meta ha deciso di aprire l’accesso a chatbot concorrenti su WhatsApp. Secondo le dichiarazioni rilasciate, l’azienda mira a scongiurare azioni legali e a rispettare le norme UE. Questo passo potrebbe rappresentare una svolta nel dibattito sulla concorrenza nel mercato tech.
Sarà tuttavia la Commissione europea a stabilire definitivamente la conformità delle azioni dell’azienda. Qualunque decisione arrivi da Bruxelles, essa avrà un impatto immediato sulle strategie future di Meta e potrebbe diventare un punto di riferimento per altre aziende dell'industria digitale.