Il Parlamento Europeo ha votato nuovamente a favore del'estensione della cosiddetta "esenzione ePrivacy" per permettere a piattaforme digitali come Meta, Google e Microsoft di scansionare volontariamente messaggi, email e contenuti per cercare materiale abusivo, come ad esempio immagini di abusi sessuali su minorenni. Sebbene una maggioranza di eurodeputati abbia votato contro la decisione — 311 a causa di un primo voto — in questa seconda occasione non è stata raggiunta la maggioranza assoluta necessaria (361 voti) per bloccare il meccanismo, che quindi resterà in atto fino ad aprile 2028.
La misura, introdotta inizialmente nel 2021, era scaduta a inizio 2023 dopo che il Parlamento aveva rifiutato la proroga. La decisione di estenderla riprende una logica transitoria, ma con implicazioni concrete per la privacy digitale degli utenti europei.
Come è andata la votazione
La votazione sulle nuove norme ha confermato un risultato divisivo: 311 voti contrari, 255 a favore e 92 astensioni. Per bloccare la norma, avrebbe però servito la maggioranza assoluta di 361 voti.
Inoltre, sono state approvate due emendamenti che escludono esplicitamente gli strumenti con crittografia end-to-end, come WhatsApp o Signal, da tale monitoraggio, ottenendo rispettivamente 369 e 362 voti. Queste emendazioni rappresentano una moderazione del meccanismo, ma l'estensione della norma rimane in atto.
Chi ha spinto per la proroga
Oltre al Partito Popolare Europeo (PPE), la presidente del Parlamento Roberta Metsola ha sostenuto la proroga. Secondo un'analisi pubblicata da Heise, è stato un "percorso eccezionalmente rapido" che ha accolto l’urgenza di rinnovare la legge appena prima del periodo estivo, momento in cui molti europarlamentari sono assenti.
La Commissione Europea è anche intervenuta attivamente; quattro comissari hanno inviato una lettera di avvertenza sottolineando che senza la proroga si sarebbe creato un “vuoto legale”.
Obiezioni e critiche
Critici e organizzazioni di libertà digitali, come il cittadino europeo Simeon de Brouwer, hanno espresso forti dubbi. De Brouwer, in un’intervista a Wired, ha affermato che le nuove normative aprono la porta a una scansione completa di qualsiasi messaggio, foto o commento da parte delle aziende se lo ritengono necessario.
L'ex europarlamentare Patrick Breyer, attivista per la privacy online, ha definito la decisione una “farsa democratica”, sostenendo che i bambini diventano i grandi perdenti in questo processo.
I limiti del sistema
- Nel 2024, solo il 36% delle segnalazioni di abuso ha utilizzato il sistema di scansione automatica, mentre la maggior parte è arrivata attraverso post pubblici e servizi di archiviazione cloud.
- La Polizia Criminale Federale Tedesca (BKA) ha segnalato che circa il 48% delle alert prodotte non ha valore legale.
- Più del 40% di quelle che conducono a indagini non conclude con accuse per adulti, coinvolgendo spesso minori.
- Il 99% dei segnalati da Meta è composto da materiali già riconosciuti, poco rilevanti per casi di abusi attuali.
Secondo Brussels Signal, il sistema potrebbe non essere efficiente neanche da punti di vista tecnico, visto che l’accuratezza dei sistemi basati sull’intelligenza artificiale è limitata.
E adesso?
La proroga non obbliga le aziende a monitorare i contenuti: esse possono farlo, ma non sono obbligate. L'implementazione obbligatrice, invece, è prevista nella "Chat Control 2.0", una normativa più rigorosa che è ancora in fase di negoziazione e non è ancora ufficiale.
Fino ad allora, società come Meta, Google e Microsoft potranno scansionare messaggi, email e foto per individuare contenuti pedopornografici in base a un sistema volontario, salvo per quelle con crittografia end-to-end. I dati raccolti resteranno a disposizione di queste aziende, aumentando il dibattito sulla privacy e sui rischi di abuso di dati sensibili.
Considerazioni finali
La questione è quindi divisa: da un lato, si vuole proteggere i minori da abusi e criminalità online, ma non senza compromessi importanti come la riduzione della privacy online. L'accordo su misure che evitino un monitoraggio eccessivo — ad esempio escludendo crittografie avanzate — appare necessario per garantire un equilibrio tra sicurezza e libertà dei cittadini.