I testi prodotti dalle istituzioni italiane spesso risentono di un linguaggio oscuramente burocratico, non sempre adatto a informare efficacemente i cittadini.

Un problema che non è di motivazione

Il problema non nasce da una mancanza di competenza dei funzionari. I pubblici dipendenti, in media, sono persone preparate ed esperte. Sanno esprimere i loro pensieri, ma il testo che producono è sistematicamente orientato verso l'emittente e non verso il destinatario.

La pubblica amministrazione non manca di risorse formative. Esistono guide sulla semplificazione, manuali di stile e corsi su linguaggio civile. Il problema sta più in una logica strutturale del sistema, che premia chi scrive con linguaggio oscurato per proteggersi da eventuali fraintendimenti.

Perché il linguaggio burocratico sopravvive?

Il linguaggio complesso non è uno sbaglio, ma una scelta difensiva. Frasi costruite con gerundio assoluto, proposizioni subordinata a diversi livelli, riferimenti ad articoli di norme legali sono strumenti pensati per garantire una responsabilità diffusa e minimizzare il rischio di interpretazioni errate.

Inoltre, chi scrive in questo modo cerca di proteggersi da possibili contestazioni. L’idea che se qualcuno non capisce, colpa non è sua, ma del destinatario che non ha letto bene, è profondamente radicata.

I comunicatori pubblici e il contesto organizzativo

I comunicatori pubblici spesso sanno bene il registro che serve ad ogni tipo di comunicazione. Sanno che non esiste un linguaggio unico, ma che la comprensibilità varia a seconda del target e dell’obiettivo.

Tuttavia, le strutture organizzative spesso non li sostenono. Sono costretti a intervenire su testi già formati, limitandosi spesso a un restyling estetico o formale, senza incidere sul contenuto.

I dirigenti tendono a richiede che il linguaggio rimanga istituzionale, perfino quando una versione semplificata sarebbe più chiara. La chiarezza si perde spesso in nome di una presunta correttezza procedurale.

La trasparenza e l’infocrazia

L’Italia ha adottato forme di trasparenza amministrativa come garanzia democratica. Tutto è online, ma l’accesso non significa necessariamente comprensione.

Il filosofo Byung-Chul Han ha sottolineato che il vuoto è l’unica cosa realmente trasparente. Una mole impressionante di documenti accessibili non sembra però garantire comprensibilità. I cittadini finiscono con l’aver l’illusione di accesso, ma senza orientamento effettivo.

Pubblicare è diverso da comunicare. Rendere disponibile non equivale a rendere comprensibile. Le informazioni abbondano, ma la capacità di orientamento del destinatario manca.

L’AI come alleata nella comunicazione

C’è una prospettiva potenzialmente rivoluzionaria con l’uso di intelligenza artificiale. L’AI, e in particolare la generativa, ha la capacità di prendere un testo complesso e trasformarlo in forma chiara e accessibile, adattando registro linguistico, chiarezza e quantità di contenuti in base al tipo di utente.

Perché l’AI è una soluzione promettente

    • Può analizzare un testo in modo sistematico, senza fatica né pregiudizio.
    • Può adattare la lingua e il livello di dettaglio in base al destinatario.
    • Può rispondere a domande in tempo reale, usando linguaggio quotidiano e semplice.

Una soluzione non automatica

Però l’AI, da sola, non risolverà il problema. Serve una guida chiara da parte delle istituzioni. Serve una scelta politica forte per orientare il testo non per il mittente, ma per il destinatario.

L’IA può essere utilizzata per aiutare, ma solo se integrata in un sistema che punta a migliorare l’accessibilità. Altrimenti, rischia di diventare un’altra macchina a servizio della complessità burocratica esistente.

I limiti di una strategia non accompagnata da un cambio di rotta

    • Se utilizzata in modo meccanico, potrebbe ricalcare lo stile esistente.
    • Se non accompagnata da una revisione strutturale del linguaggio, potrebbe non portare miglioramenti evidenti.
    • Se non si riconosce che il target deve essere orientamento, il risultato sarà sempre lo stesso.

Un cambio di prospettiva necessario

Il cambiamento non passerà solo per l’uso di strumenti tecnologici. Passerà per una scelta strutturale e culturale. Passerà per riconoscere la centralità del destinatario.

Istruire il sistema affinché si orienti verso il cittadino, invece che verso la sua propria protezione, è passo fondamentale. Se l’organizzazione non riconosce che la chiarezza serve al destinatario, non riuscirà a superare l’inerzia strutturale che oggi domina la sua comunicazione.

Opportunità offerte dall’IA

    • Capacità di sintesi e semplificazione linguistica
    • Velocità di elaborazione di testi accessibili
    • Capacità di fornire informazioni personalizzate
    • Supporto per la risposta a richieste in tempo reale
    • Riduzione del lavoro meccanico di semplificazione

Conclusione

L’intelligenza artificiale non sarà un salvatore automatico né una tecnologia utopica. Ma può diventare un alleato straordinario se il sistema si riconosce nel dovere non solo di comunicare, ma di rendersi comprensibile. Solo allora potrà veramente fare la differenza. E far crescere la fiducia verso istituzioni che sembrano sempre più complesse, ma non necessariamente più utili.