Meta non ha tardato a reagire con forza. In una nota rilasciata giovedì, la casa madre di Facebook, Instagram e WhatsApp ha espresso un forte rifiuto nei confronti del governo australiano. “Ci opponiamo fermamente a questa legislazione”, ha dichiarato il gruppo, che ha criticato un “imposta discriminatoria e retroattiva mirata a un ristretto numero di aziende straniere”.
Il testo australiano, presentato a fine aprile, identifica chiaramente alcuni nomi: Meta, Google e TikTok. Si basa sugli accordi volontari tra grandi piattaforme tecnologiche e mezzi di comunicazione locali. Al primo punto si stabilisce che le piattaforme tecnologiche, come Meta, Google o TikTok, dovrebbero collaborare con i media locali per trovare termini di pagamento soddisfacenti.
- Voi sottoscrivete un accordo con i media locali e rispettate un accordo finanziario che soddisfa le loro richieste.
- Potete rifiutarvi e ricevere una tassa che prevede il prelievo del 2,25% del vostro fatturato australiano che verrà distribuito ai mezzi di comunicazione.
- Il Parlamento non ha ancora votato. Si prevede un dibattito conclusivo prima della fine dell’anno.
Una richiesta motivata da anni
Riflettendo su un problema durato anni, l’Università di Canberra ha documentato un trend crescente: più della metà degli australiani cerca le sue notizie su piattaforme come Facebook e Google News. Mentre i redattori producono gli articoli, le piattaforme accumulano clic e budget pubblicitari in loro esclusiva. La tensione tra i mezzi di comunicazione e queste grandi piattaforme persiste, alimentata da anni di svantaggi finanziari.
Meta bloccò Facebook nel 2024
Per forzare le piattaforme tecnologiche a collaborare, Canberra aveva già tentato un’azione simile con un risultato disastroso. Nel 2024, Meta replicò rimuovendo le notizie da Facebook in Australia. Il blocco si estese velocemente in Regno Unito, Francia e Stati Uniti, con la fine degli accordi di partnership con editori locali.
Il risultato fu devastante per la stampa, con la perdita di un canale di distribuzione essenziale, ma Meta non arretrò. L’azienda ha concentrato i suoi sforzi principali su contenuti multimediali, specialmente video corti ed IA, piuttosto che finanziare squadre di redazione.
Modello osservato su scala globale
In dicembre, l’Australia aveva adottato un provvedimento pionieristico vietando ai teenager di accedere ai social media. Questa decisione è diventata un modello di innovazione legislativa nel panorama internazionale. In Francia e in molti altri paesi, il dibattito su diritti di riproduzione e controllo sui contenuti si osserva con interesse.
Una questione cruciale ha animato i dibattiti legali e politici in diversi paesi: le piattaforme tecnologiche traggono profitto da contenuti editoriali senza fornire un corrispondente sostegno finanziario ai creatori di contenuti. Meta ribatte che i propri servizi aumentano la visibilità verso i siti web di mezzi d'informazione. Tuttavia, per le testate, il traffico generato è in calo progressivo.
La battaglia non è finita, anzi, si appresta a intensificarsi. Gli scontri non toccano solo i diritti di proprietà intellettuale e l'accesso ai contenuti, ma rappresentano una lotta per redirezionare il valore economico all'interno del panorama digitale. L’Australia continua ad essere una pietra miliare per il resto del mondo in questo complesso campo di conflitti tecnologici e finanziari.