Se non si fa attenzione ai orari delle maree in Francia e si guida come meglio si crede, il risultato potrebbe essere disastroso. Il Passage du Gois, una strada in mare, si inabissa due volte al giorno a causa delle fluttuazioni causate dalle maree. Questo fenomeno richiede precisione al momento del transito.
Una strada che scompare
Il Passage du Gois si trova nella regione vendéenne, sul mare, precisamente nella baia di Bourgneuf, e collega l'isola di Noirmoutier con il resto del continente. La strada ha una lunghezza di 4,125 chilometri e fa parte della rete D948. Il terreno è completamente esposto all’Atlantico, dove il mare può coprire la carreggiata di tra 1,30 e 4 metri durante le maree alte.
I rischi di guidare durante la marea alta
Se si tenta il transito nel momento sbagliato, il risultato potrebbe essere fatale. La strada si inabissa e i veicoli coinvolti finiscono per essere inzuppati o in pericolo. Le autorità locali del turismo hanno emesso raccomandazioni precise: se la marea ha un alto coefficiente, si raccomanda di passare con 90 minuti di anticipo e 90 minuti dopo la bassa marea. Al contrario, durante le basse maree, l’unico momento sicuro è esattamente durante la bassa marea.
I tempi in cui il Passage du Gois si apre e si chiude seguono una precisa tabella oraria, pubblicabile per chiunque decida di tentare l'avventura. Tuttavia, uno dei maggiori rischi non è soltanto il calcolo errato della marea, ma l’ignorare l’indicazione di alcuni GPS o app di navigazione, che non tengono conto delle correnti e delle maree.
Come funziona il sistema del Passage du Gois
I movimenti del mare e delle correnti lungo il Passage du Gois sono molto complessi. Esiste un fenomeno geologico chiamato wantij, che si verifica quando due correnti opposte si incontrano. Una, proveniente dal nordest influenzata dal fiume Loira, e l’altra, da sud spinta dal mare Atlantico. Queste correnti depositano materiali in quel punto di incontro, formando una sorta di dorsale naturale su cui è stato possibile costruire la strada asfaltata.
Pavimentare la strada: un’impresa a tempo
Costruire il Passage du Gois fu un'impresa estremamente difficoltosa. Le operazioni di asfaltatura iniziarono nel 1935 e durarono fino al 1939, un periodo di anni considerando le limitazioni imposte dagli orari di lavoro. Il tempo effettivo di lavoro giornaliero non superava mai le due ore, a causa della marea. Nonostante fosse appena secoli fa, lo strumento per attraversare questa strada era già pronto, formato con mattonelle in cemento resistenti all’erosione e adatto a sopportare sia la forza del mare che il traffico umano.
Dopo quasi un secolo, le condizioni del Passage du Gois sono state oggetto di diversi studi per migliorare il fondo stradale, ma non tutti i progetti hanno prodotto risultati soddisfacenti. Le prove effettuate su nuove pavimentazioni hanno evidenziato l’esistenza di problemi tecnici da superare.
Problemi futuri per un passaggio stradale naturale
Il futuro del Passage du Gois però non sembra tanto promettente. Le proiezioni climatiche sull’innalzamento del livello del mare, elaborate dal Gruppo Intergovernativo sull’Ambiente (IPCC), prevedono un aumento di tra 0,38 e 0,77 metri entro il 20100. Questo implica che strade naturali come questa diventeranno progressivamente meno sicure, riducendo il periodo operativo durante il quale i veicoli possono transitare senza pericolo.
Nonostante queste prospettive poco incoraggianti, il 2021 ha visto transitare in totale 387.823 veicoli attraverso la strada. Una dimostrazione del suo ruolo non trascurabile per la mobilità locale e la circolazione turistica.
Parcheggi di sicurezza e controlli
Per far fronte al rischio potenziale per chi si avventura nel Passage du Gois senza preparazione, sono stati stabiliti parcheggi di emergenza con nove balise di sicurezza. Qui i veicoli possono attendere in attesa che l’acqua rientri o che i soccorsi siano disponibili.
Ma non è tutto. Gli incidenti in corso e il rischio crescente di guasti tecnici spingono sempre di più a considerare la strada non solo come un esempio naturale meraviglioso, ma anche una testimonianza dell’interazione tra uomo e ambiente marino.