Microsoft sta dimostrando oggi una straordinaria apertura verso lo sviluppo Open Source. All’evento Build 2026, l’azienda ha presentato una serie di strumenti pratici e trasparenti come un terminale per l’intelligenza artificiale, configurazioni per sviluppatori, WSL-container avanzati, e oltre 75 utilità Unix. Tuttavia, questa apertura non si limita a migliorare l’esperienza dello sviluppatore: segnala una strategia aziendale ben precisa.

Fino a pochi anni fa, invece, Microsoft era spesso accusata di adottare una strategia diversa, soprattutto negli anni 90 e all’inizio degli anni 2000. La sua famigerata strategia “EEE – Embrace, Extend, and Extinguish” (Accettare, Estendere, Estinguere) fu rivelata e documentata anche dal Dipartimento giustizia statunitense. In questa strategia, Microsoft abbracciava gli standard aperti, vi faceva aggiungere funzionalità proprietarie ed escludeva alla fine la concorrenza.

Un esempio emblematico fu il cosiddetto “browser war”. Microsoft inserì il proprio Internet Explorer al centro dei suoi prodotti come Office, legando HTML e software desktop in modo tale da promuovere esclusivamente il proprio ecosistema. I benefici per le strategie di dominio del mercato furono evidenti.

Oggi però, la situazione è profondamente mutata. La strategia attuale di Microsoft non segue la vecchia logica. Anche se continua ad adottare alcuni concetti di “EEE”, non c’è più quella terza fase in cui si cercava di estinguere gli sviluppatori alternativi. Microsoft non cerca di bloccare o escludere gli standard aperti; invece, li integra direttamente, senza introdurre trappole o malfunzionamenti, e offre a sviluppatori e aziende strumenti open che non richiedono alcun adattamento per funzionare al meglio.

Prendiamo ad esempio i database. A differenza del passato dominato da SQL Server, Microsoft sceglie ora PostgreSQL, un database open source. Con Azure HorizonDB, Microsoft supporta Postgres per aggiungere nuove funzioni di intelligenza artificiale attorno ad esso. Il messaggio è chiaro: resta con Postgres, noi costruiamo intorno a te.

La motivazione che spinge questa inversione di rotta è puramente economico-aziendale. Sin da quando Satya Nadella ha guidato Microsoft da 2014, l’azienda ha smesso di focalizzarsi su prodotti software a liscenza a favore del modello basato sui servizi platform-based, come il cloud. Secondo lui è più conveniente fornire accesso mensile piuttosto che vendere una licenza una tantum.

Nonostante questo cambiamento, Microsoft continua a trarre vantaggio dal mercato. Il campo di battaglia non è più tra Windows e Open Source, ma tra Cloud e Cloud. Microsoft fattura principalmente attraverso Azure, GitHub, e servizi come Code Copilot e CodeSpaces. Si è sollevati dal vendere prodotti software e si punta su servizi cloud, che offrano accesso a strumenti essenziali per ogni sviluppatore.

Anche Steve Ballmer, ex CEO, ha riconosciuto i benefici di questa svolta, spiegando che il problema Linux è ormai nel retrovisore. Ballmer ha inoltre ammesso che la vecchia strategia difensiva si è rivolta a portare guadagni immediati, un vantaggio che è stato possibile sfruttare quando era necessaria. Solo successivamente ha senso passare all’approccio collaborativo.

Resta però aperta la questione del terzo passo “Extinquere” (Estinguere). Molti sviluppatori hanno ancora una visione diffidente riguardo a Microsoft. Ad esempio, nel 2021 l’azienda cercò di rimuovere una funzionalità chiave in .NET, Hot Reload, solo per reintrodurla dopo molte critiche. Ancora oggi, strumenti Open Source sostenuti da Microsoft, come GitHub o Azure Code, presentano una componente proprietaria.

Sebbene l’Open Source adottato da Microsoft non sia mero altruismo, la sua adesione è volta a evitare un destino come IBM, bloccata in una tecnologia datata. La questione è però aperta: in futuro, potrebbe cambiare logica d’affari o rischiare di diventare un monopolista open-source. L’interesse di Microsoft verso lo sviluppo Open Source potrebbe trasformarsi in un’altra strategia, a seconda dei nuovi contesti aziendali.

Per chi guarda con attenzione, Microsoft sembra oggi realmente sostenere la collaborazione tecnologica. Ma, per chi ricorda le traiettorie passate, la strategia non è ancora del tutto maturata. L’Open Source non garantisce necessariamente un vantaggio reciproco per gli sviluppatori: spesso richiede di valutare con attenzione chi sta dietro a ogni strumento.