Più della metà degli americani teme di perdere sia il lavoro che la capacità di pensare autonomamente all’arrivo dell’intelligenza artificiale, rileva un sondaggio della società tecnologica Anthropic. La ricerca, che ha coinvolto quasi 52.000 adulti statunitensi in tutti e 50 gli Stati, ha registrato un ampio sentimento di preoccupazione su come l’AI potrebbe modificare le vite quotidiane e la società nel suo complesso.
Speranze e timori dell’AI
Quando chiesti i loro tre principali desideri riguardo all’AI, il 48 percento degli intervistati ha espresso la speranza che possa curare malattie serie come il cancro e l’Alzheimer. Il 36 percento ha invece sperato che l’AI possa aiutare le persone con disabilità. La progressione tecnologica e la facilitazione della vita quotidiana hanno ottenuto ciascuna il 23 percento degli apprezzamenti, segnando un’interessante preferenza per usi concreti rispetto a visioni più astratte.
In confronto, il desiderio meno citato riguardava l’utilizzo dell’AI come terapia per la solitudine, una prospettiva spesso discusse nel settore ma ancora circondata da cautele e controversie. Gli effetti concreti di una tale applicazione non sono ancora completamente chiari.
Preoccupazioni legate al lavoro e alla mente
Le principali preoccupazioni, tuttavia, non si limitano alle speranze. Il 64 percento dei partecipanti al sondaggio ha espresso timori sull’eventuale perdita del posto di lavoro a causa dell’AI. Questo timore cresce a mano a mano che aumenta il livello di istruzione del soggetto e si colloca come preoccupazione principale in ogni stato degli Stati Uniti, secondo riferisce il rapporto.
Seguito a stretto mercato, il 56 percento ha espresso preoccupazione per la dipendenza cognitiva, ovvero la perdita della capacità di pensare autonomamente. Il terzo timore riguarda la falsa informazione (52 percento). Solo il 15 percento ha espresso fiducia nel fatto che le aziende di AI prenderanno le decisioni giuste riguardo a come costruire e utilizzare questa tecnologia.
Dipendenza cognitiva: un rischio teorico
Sebbene la dipendenza cognitiva sia un grave timore, in pratica si rivela essere un fenomeno prevalentemente teorico. Anche se il 56 percento ha espresso preoccupazione, solo circa un quinto di essi ha dichiarato di soffrire realmente dell’assenza dell’AI nel caso in cui la tecnologia dovesse scomparire improvvisamente. Ironia della sorte, circa un terzo dei rispondenti che non si preoccupano di perdere queste competenze, ha però seguito la sua scomparsa sperimentando un certo disagio.
I lavoratori che operano nel settore dell’arte, disegno e istruzione sono i più preoccupati per la perdita di autonomia cognitiva, con il 61 percento che esprime preoccupazione. Rispetto a questi, i lavoratori del settore edile sembrano meno preoccupati, con una percentuale del 39 percento. La media nazionale si attesta al 56 percento.
Più di 500.000 intervistati
La ricerca ha coinvolto 51.993 rispondenti americani di età superiore ai 16 anni di età. È stata condotta in modo rappresentativo in tutti gli Stati Uniti, incluso il Distretto di Columbia e Puerto Rico, da YouGov tra novembre e dicembre 2025. Secondo Anthropic, questa è una delle prime indagini mirate verso il grande pubblico, non limitata ai soli utenti del proprio chatbot, Claude.
Accettazione dell’AI cresce con l’esperienza
Sebbene la capacità tecnica dell’intelligenza artificiale vada riconosciuta, gli americani non sono desiderosi di vederla introdotta nel loro ambiente lavorativo. Circa il 75 percento ha sostenuto che l’AI è almeno altrettanto efficiente delle persone nel campo della ricerca. Tuttavia, la maggior parte non desidera che la tecnologia interferisca nel loro lavoro. Persino per compiti in cui si riconosce l’efficacia dell’AI, come la ricerca e l’analisi dati, quasi la metà dei rispondenti ha espresso il desiderio di non vederla implementata.
La volontà di accettare l’aiuto dell’AI cresce in base alla percezione della sua abilità. Più le persone stimano le capacità dell’AI, maggiore è la loro apertura all’utilizzarla. Inoltre, coloro che lo utilizzano quotidianamente al lavoro sembrano meno preoccupati per la perdita di lavoro (54 percento) rispetto a quelli che non lo usano affatto (70 percento). L’esperienza pratica sembra ridurre l’ansia, probabilmente perché fa capire non solo cosa può fare l’AI, ma anche i suoi limiti.
Una questione che evolve
Il rapporto sottolinea come molte delle paure legate all’AI siano riconducibili a esperienze con tecnologie precedenti, come l’automazione, gli smartphone e i social media. Gli americani in generale sembrano preoccuparsi di più del potenziale abuso da parte degli esseri umani di questa tecnologia piuttosto che dell’ipotetico scenario fantascientifico in cui un AI fuori controllo metterebbe in pericolo l’umanità.
Qualitative sull’uso quotidiano
Anthropic ha recentemente pubblicato un’indagine qualitativa basata su 81.000 utenti del chatbot interno, il “Anthropic Interviewer”. Anche in questo caso, la perdita del lavoro e la dipendenza cognitiva si sono classificati come le principali preoccupazioni tra coloro che hanno sperimentato l’utilizzo diretto dell’AI.
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