La gestione degli adempimenti fiscali ricorrenti nelle PMI è spesso frammentata, manuale e costosa. Le spese, infatti, non riguardano solo l’importo delle imposte, ma anche l’organizzazione necessaria per rispettare le scadenze, compilare correttamente i modelli e trasmettere i pagamenti senza errori.

I costi economici legati all’utilizzo degli F24

In Italia vengono presentati 189 milioni di modelli F24 l’anno, secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate riferiti al 2025. La quota largamente maggioritaria fa capo alle imprese. Secondo i dati elaborati dalla fintech Sibill, applicando un costo medio di mercato di 27,5 euro per F24, comprensivo di compilazione e trasmissione, alle 4,9 milioni di PMI italiane indicate da ISTAT per il 2024, la spesa complessiva annua stimata supera i 3,3 miliardi di euro.

L’AI può aiutare a risparmiare. A livello nazionale, il tema della semplificazione degli F24 si inserisce in una fase più ampia di evoluzione del Fisco digitale italiano. Nell’Atto di indirizzo per gli obiettivi di politica fiscale 2026-2028, definito tra Ministero dell’Economia e delle Finanze e Agenzia delle Entrate, una delle linee di intervento riguarda il rafforzamento dei pagamenti fiscali automatizzati tramite conto corrente.

Gli sviluppi normativi per la digitalizzazione fiscale

L’obiettivo è superare progressivamente un modello in cui il contribuente dispone ogni singolo versamento e avvicinarsi a un sistema fondato su autorizzazioni continuative, revocabili e gestibili online. L’addebito automatico tramite F24, già previsto sul piano normativo ma ancora in attesa di piena attuazione operativa, dovrebbe riguardare in particolare pagamenti ricorrenti, rateizzati o predeterminati, con la possibilità di indicare scadenze future e di annullare la delega entro termini definiti.

Nella stessa direzione va anche la cosiddetta delega unica, pensata per consentire al contribuente di autorizzare in modo più generale il proprio intermediario, senza dover rilasciare una delega distinta per ogni singola operazione. Si tratta di misure che puntano a ridurre gli oneri amministrativi, favorire l’adempimento spontaneo e migliorare il controllo dei flussi fiscali.

L’importanza delle PMI nell’economia italiana

Le PMI italiane sono oltre quattro milioni e costituiscono una componente essenziale dell’economia nazionale. Producono più del 60% del valore aggiunto e garantiscono oltre il 75% dell’occupazione privata. Nonostante questo peso economico e occupazionale, molte imprese continuano a gestire la propria amministrazione fiscale con strumenti e processi non pienamente integrati.

Secondo l’Osservatorio Sibill, il 61% delle PMI italiane delega entrambe le operazioni, compilazione e trasmissione degli F24, al commercialista o al consulente del lavoro. La rilevazione si basa su survey proprietarie, dati di utilizzo della piattaforma, 4.000 utenti, fonti statistiche pubbliche come ISTAT, Eurostat, Agenzia delle Entrate e Banca Mondiale, benchmark di mercato e circa 200 interviste relative alla gestione degli F24.

Un esempio dal campo con Mattia Montepara

“La stima di una spesa complessiva oltre 3,3 miliardi di euro all’anno nasce dall’incrocio tra i dati macro dell’ISTAT (4,9 milioni di PMI) e le evidenze dei nostri dati interni. Il vero impatto economico per un’impresa è legato alla frequenza di questo adempimento: parliamo di una media di quaranta F24 all’anno per impresa, delegati nel 61% dei casi, dalle PMI al commercialista. Cifre che rendono la nostra valutazione finale una stima solida ma estremamente conservativa rispetto al reale impatto sul mercato”, dichiara Mattia Montepara, CEO e co-founder di Sibill.

I limiti della digitalizzazione attuale

Negli ultimi anni il sistema ha compiuto passi importanti verso la digitalizzazione. I pagamenti sono tracciabili, la fatturazione elettronica è ormai consolidata e le banche hanno investito miliardi in tecnologia. Tuttavia, questo avanzamento non si è tradotto spesso in strumenti gestionali realmente accessibili per le PMI e per gli studi professionali che le affiancano.

Oggi, il percorso più comune di gestione degli F24 prevede che il commercialista compili l’F24, lo trasmetta all’Agenzia delle Entrate e fatturi entrambe le operazioni all’azienda. In alternativa, il professionista invia all’imprenditore il PDF compilato, che deve poi trascrivere manualmente i dati all’interno del portale bancario per procedere alla trasmissione in autonomia.

In entrambi i casi, il costo ricade sull’impresa. Può trattarsi di un costo diretto, quando l’attività viene affidata e pagata al consulente. Oppure di un costo indiretto, quando l’azienda impiega tempo interno per inserire dati, controllare importi e verificare che la procedura sia stata eseguita correttamente.

Gli sprechi legati al fattore tempo

La delega non nasce necessariamente da una mancanza di competenze fiscali. Più spesso dipende dalla volontà di evitare un lavoro manuale, ripetitivo e soggetto a rischio di errore. Per chi non dispone di un ufficio amministrativo strutturato, anche la gestione di modelli ricorrenti può richiedere attenzione, tempo e coordinamento con l’esterno.

Il problema è che questo costo raramente viene isolato. È assorbito come parte inevitabile della gestione fiscale complessiva. Finché non esiste un’alternativa accessibile, semplice e percepita come sicura, le imprese tendono a considerarlo un onere fisiologico, non una voce da misurare separatamente.

Accanto al costo economico, pesa il fattore tempo. L’Italia dedica agli adempimenti fiscali 269 ore l’anno per azienda, contro una media europea di 179, secondo i dati della Banca Mondiale. Il divario conferma quanto la complessità amministrativa incida sulla gestione quotidiana delle imprese.

La potenziale risposta dell’intelligenza artificiale

Secondo una ricerca condotta da Sibill su un campione di 500 aziende, il 54% degli imprenditori cita il controllo manuale dei pagamenti tra le prime tre fonti di spreco di tempo nella gestione amministrativa. Il 51% indica invece l’invio di documenti al commercialista.

Questi dati mostrano come gli adempimenti fiscali non siano soltanto un tema contabile. Per le PMI incidono sull’organizzazione interna, sulla disponibilità di tempo dell’imprenditore e sulla capacità di concentrare risorse su attività a maggiore valore aggiunto. Ogni passaggio manuale comporta controlli, possibili errori di trascrizione, attese e necessità di ver