La Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome sta facendo pressione sul governo italiano per garantire una governance stabile e risorse strutturali a lungo termine per la connettività nelle scuole. Con 27.344 istituti raggiunti dalla banda ultralarga al 30 aprile 2026, il Piano Scuola Connessa sta quasi completando il proprio obiettivo principale. Il nuovo piano prevede di estendere la piena copertura di rete a tutti gli istituti entro una prossima finestra temporale, assicurando una rete sicura e performante per studenti e insegnanti.

Progetti a termine e rischi di arretramento

Secondo l’Unione delle Regioni, la connettività scolastica non deve più seguire un modello di finanziamento a progetti isolati o termini limitati. Dopo l’importante spinta apportata dal Piano Scuola Connessa e gli interventi del Piano Nazionale Riqualificazione Rete (PNRR), l'auspicio è che venga instaurata una governance nazionale stabile e sostenuta da risorse economiche a lungo termine.

Uno dei rischi attualmente identificati è la possibilità di interruzioni nei servizi e nuovi squilibri territoriali nel lungo termine. L’adeguamento infrastrutturale nelle scuole rurali o periferiche richiede continuità e una pianificazione strutturale, altrimenti ci si rischia di trovare davanti nuove disuguaglianze, non solo digitali ma anche didattiche.

Obiettivi concreti e strumenti operativi

Per garantire l’efficacia del progetto, le Regioni chiedono risorse pluriennali, un modello chiaro di governance e il rinnovo dei contratti con gli operatori coinvolti. Tra le soluzioni concrete richieste, figurano:

    • L’implementazione di un piano quinquennale di sostenibilità tecnologica
    • La stipula anticipata di accordi pluriennali con il governo centrale per l’erogazione di fondi
    • Un fondo straordinario per il rinnovo delle apparecchiature digitali
    • L’adattamento delle normative territoriali ai nuovi standard di rete

La scuola di fronte al futuro

Secondo i rappresentanti regionali, il futuro della didattica passa necessariamente attraverso una digitalizzazione sostenibile e omogenea. Il prossimo step non deve limitarsi alla copertura fisica della rete, ma deve garantire strumenti didattici digitali, dispositivi a accesso libero e infrastrutture resilienti. Solo in questo modo si potrà parlare di una scuola connetta realmente funzionale e competitiva.

Da parte loro, gli insegnanti e le scuole si aspettano supporto anche nella formazione tecnica, con corsi mirati e strumenti di monitoraggio che permettano di valutare l'efficacia della rete e il livello di utilizzo da parte degli studenti. L'introduzione di dispositivi digitali concesso a tutti gli alunni, ad esempio, potrebbe rappresentare un passo ulteriore verso un modello completamente flessibile di apprendimento.

Un modello internazionale da imitare

Tra gli esempi internazionali citati, vi è il programma francese “Plan Académique Numérique”, che ha già portato alla digitalizzazione di migliaia di aule. Altrettanto positivo è stato il modello adottato in Germania, dove le scuole sono state interconnesse in modo da supportare lezioni a distanza e l’apprendimento ibrido. Le Regioni auspiciano che l’Italia possa sviluppare un modello simile, ma con un focus particolare sull'integrità territoriale.

Per realizzare questa trasformazione, si prevede che vengano stanziati altri 12 miliardi di euro nel quadro del PNRR, risorse che dovranno essere utilizzate con un piano nazionale coordinato. Solo una forte leadership centrale accompagnata da un piano regionale chiaro potrà garantire la sostenibilità lunga termine del sistema.