L’intelligenza artificiale solleva nuove questioni sulla proprietà intellettuale, tra contenuti generati da modelli AI, materiali coperti da copyright, dati aziendali riservati e segreto industriale. Dai casi Samsung e Amazon all’AI Act europeo, cresce l’esigenza di regole e tutele più chiare.

L’introduzione dell’intelligenza artificiale nelle aziende, soprattutto in quelle che trattano dati sensibili, ha evidenziato fragilità nella protezione del segreto industriale. Il segreto industriale è uno strumento fondamentale per difendere informazioni come dati riservati, processi produttivi, formule segrete, codici sorgente, strategie commerciali, o know-how interno. Con l’utilizzo diffuso di strumenti AI, però, questa protezione si è rivelata più vulnerabile. Uso improprio o mal controllato di modelli generativi potrebbe esporre informazioni confidenziali a rischi di divulgazione, archiviazione non autorizzata, o riutilizzo in contesti diversi dal previsto.

Segmento e rischi a livello nazionale e aziendale

Da un punto di vista strategico, la perdita di segreti industriali può vantaggiare soggetti esterni, rivali aziendali o Stati stranieri. Le informazioni su tecnologie sensibili, infrastrutture, difesa, energia o telecomunicazioni sono bersagli per il spionaggio economico e gli cyberattacchi. L’uso di tecnologie AI senza controllo, soprattutto quelle esterne all’azienda, amplifica il rischio che dati sensibili vengano esposti, archiviati o trasferiti al di fuori del perimetro controllato aziendale e nazionale.

Intelligenza artificiale nel settore militare e quotidiano

Oltre a essere usata come strumento di supporto alle forze armate — pensiamo ad esempio alle applicazioni dell’IA negli Usa per lottare contro l'Iran, come nella cosiddetta "kill chain" — l’intelligenza artificiale ha trovato posto anche nella vita quotidiana, grazie a strumenti che generano testi o immagini in base al richiamo dell’utente.

Ecco che nasce il dibattito sull’utilizzo di tali strumenti a fini personali, come nella scrittura di un documento, ad esempio una tesi di laurea, dove può emergere il problema della paternità del contenuto risultante. L’intelligenza artificiale non genera da sé un contenuto originale, ma plasma gli input dell’utente con i dati presenti nella sua banca dati: i contenuti non sono mai esclusivamente frutto dell’intelligenza artificiale, ma neppure interamente dell’utente.

This situation leads to more complex issues around intellectual property and copyright infringement. AI models are trained using content governed by intellectual property rights, thereby triggering legal and ethical debates on the ownership of the generated output. Who really owns the final content when AI is involved, and what is the legal responsibility of the user?

Che cosa sono le proprietà intellettuali?

Secondo la World Intellectual Property Organization (WIPO), le proprietà intellettuali rappresentano le creazioni dell’ingegno, come invenzioni, opere letterarie, simboli, marchi o immagini utili a scopi commerciali. Sono tutelate legalmente attraverso brevetti, diritti d’autore, marchi e design che permettono alle persone di ottenere benefici economici o riconoscimento per le loro creazioni.

L’equilibrio tra interesse pubblico e innovazione è uno dei cardini fondamentali del sistema di proprietà intellettuale. Tuttavia, con l’utilizzo sempre più capillare di strumenti generativi, il dibattito si è mosso su cosa si possa considerare come lavoro originale, soprattutto laddove l’AI svolge compiti in autonomia.

Proteggere i segreti industriali

Per garantire protezione di dati riservati, le aziende si affidano al segreto industriale, un sistema distinto rispetto ai brevetti o ai marchi. Non richiede registrazione formale, bensì misure di riservatezza implementate autonomamente dall’azienda. Questo tipo di protezione richiede quindi gestione e policy interne rigorose.

Dibattito in corso: chi è autore del contenuto AI?

I punti di vista si distinguono in chi reputa che il contenuto AI non abbia sufficiente attività umana per essere riconosciuto come prodotto intellettuale, e in chi considera invece illegittima la diffusione di prodotti AI senza diritti specifici. La confusione intorno ai confini giuridici spinge le aziende a procedere con cautela nell’integrare queste nuove tecnologie.

Timori dell'industria: il caso Samsung

Il caso Samsung mostra chiaramente il rischio di utilizzare strumenti esterni di intelligenza artificiale. Come reso noto da Bloomberg, un ingegnere aveva caricato involontariamente un codice sorgente interno su ChatGPT. Questo incidente portò Samsung a vietare l’uso del modello ai propri collaboratori. L’azienda esprimeva forti dubbi sul destino dei dati forniti alle chatbot basate su AI, considerando le problematiche riguardo ai server esterni gestiti da terzi.

La principale preoccupazione di Samsung era che i dati fossero conservati su server di proprietà di aziende esterne, rendendo difficile o impossibile il recupero e la cancellazione, a meno che non si avessero accessi specifici e accordi ben chiari.

Integrare l’Intelligenza Artificiale in azienda

Non tutti sono così diffidenti. Alcune aziende hanno adottato l’intelligenza artificiale, integrandola nei loro processi operativi, a volte sostituendola addirittura a figure umane per mansioni specifiche. Ma l’esperienza complessiva mostra che l’implementazione richiede una strategia di protezione molto attenta.

Sembrano comunque aumentare le iniziative per creare normative che governino l’utilizzo di questi strumenti. A breve distanza temporale, è stato introdotto il AI Act europeo, che rappresenta un modello ambizioso su scala globale.

L’AI Act europeo e i nuovi standard

Approvato nel 2024, l’AI Act, ufficialmente Regolamento (UE) 2024/1689, introduce norme armonizzate per il campo dell’intelligenza artificiale. Si concentra sull’applicazione di criteri basati sul livello di rischio per gli sviluppatori e i destinatari di tecnologie AI. Il regolamento fa parte di un più ampio piano d’azione che mira a sviluppare un ecosistema di intelligenza artificiale affidabile, antropocentrico e rispettoso dei diritti fondamentali.

Il regolamento introduce obblighi significativi per i fornitori di modelli General Purpose AI. Devono fornire trasparenza in merito ai materiali utilizzati per l’addestramento, pubblicare documentazione tecnica esaustiva e sintesi chiarissime dei dati di training, in modo che titolari di diritti e autorità siano in grado di comprendere la relazione tra contenuti protetti e process