Il 3 giugno 2024, la Commissione Europea ha presentato ufficialmente il pacchetto per la sovranità tecnologica, con l'obiettivo di rafforzare il controllo e la capacità interna dell’Unione Europea sui principali pilastri del progresso digitale. All’interno di questa strategia rientrano interventi mirati su tre settori chiave: il cloud, l'intelligenza artificiale e i semiconduttori. Le politiche mirano, da un lato, a ridurre la dipendenza da fornitori esterni — soprattutto asiatici e statunitensi — e, in secondo luogo, a rafforzare l’industria UE affinché possa competere in modo competitivo a livello globale. Tuttavia, tra criticità di governance e rischi di vantaggiare alcuni player già forti, la realizzazione di questi obiettivi non è affatto scontata.
Sviluppi tecnologici al centro della strategia UE
A colpi di finanziamenti straordinari, il piano Ue mira a garantire autonomia tecnologica in settori strategici. Il Cloud and AI Development Act incentiva la nascita di nuove infrastrutture di computing e intelligenza artificiale all’interno dell’Unione, sostenendo aziende che investono in soluzioni locali. Per il settore dei semiconduttori, invece, entra in gioco il Chips Act 2.0, con nuovi fondi per la progettazione e la produzione di chip avanzati e la creazione di un ecosistema manifatturiero autonomo in Europa. Si parla di budget a 9 cifre e stanziamenti che potrebbero superare i 20 miliardi di euro entro il periodo 2024-2027.
Rischi di favorire i già forti
Nel contesto di una legislazione che si propone di supportare l’industria locale, si corre il rischio di creare distorsioni del mercato. Molti esperti hanno evidenziato come le risorse potrebbero finire esclusivamente nelle tasche dei pochi player di vertice europei, come ASML per i semiconduttori o l’Italia che si affida a aziende come STM per i dispositivi a semiconduttore avanzato. In assenza di una distribuzione equa, si corre il rischio che gli aiuti siano concentrati in mani già molto potenti, frenando l’emergere di nuovi competitor.
La questione della governance
Un altro problema cruciale per il successo del piano UE è la governance. L'UE deve riuscire a trovare un equilibrio tra i diversi Paesi membri per la distribuzione dei fondi, evitando che alcuni Stati si posizionino strategicamente al di sopra degli altri. Il problema riguarda anche la capacità dell'Unione di coordinare gli investimenti con le politiche industriali nazionali. Il cosiddetto co-legislatore dovrà funzionare efficacemente per evitare frizioni, ritardi o duplicazioni di finanziamenti.
Frammentazione e concorrenza a livello globale
Fino a non molto tempo fa, l’Europa era fortemente dipendente da fornitori esterni per infrastrutture di AI, semiconduttori e gestione cloud. Oggi le nuove iniziative, se gestite con coerenza, potrebbero invertire la rotta. Tuttavia, rimane difficile parlare di una risposta unitaria da parte dell’UE. I singoli Stati nazionali continuano ad emanare politiche diverse in materia digitale, generando frammentazione. Ciò crea un’ambiente poco attrattivo per investitori stranieri e limita l’efficacia della governance a livello unionale.
Quali sono le prospettive future?
La strada per una maggiore sovranità digitale europea è lunga e piena di intoppi. La Commissione ha fissato nuovi traguardi: entro il 2028, almeno il 30% delle nuove infrastrutture cloud e AI dovrà essere realizzato e mantenuto in Europa; per il 2030, l’UE si impegna a produrre almeno il 20% dei chip avanzati nel continente. Si tratta di obiettivi ambiziosi, che richiedono interventi a livello istituzionale, tecnologico e finanziario.
Strategie per supportare la crescita europea
- Creare incentivi fiscali e sgravi per startup e PMI tecnologiche
- Un finanziamento strutturale che favorisca la ricerca in ambito public-private partnership
- Un piano d’azione per il digital skills e l’educazione avanzata in materia di semiconduttori e AI
Il successo del pacchetto risulterà solo se si riuscirà a unire le forze dell’UE in un progetto condiviso, coinvolgendo non solo multinazionali ma anche piccole e medie imprese — vere protagoniste dell’innovazione e del cambiamento strutturale. Solo in questo modo, il piano sovranità tecnologica può veramente diventare una chance e non un rischio di accentramento o di spreco di risorse.