La Casa dei Draghi torna con una terza stagione che cerca di correggere gli errori delle prime due. La seconda stagione, in particolare, ha visto una evidente caduta della qualità, causando una perdita d’interesse tra il pubblico e persino una vivace discussione tra il showrunner Ryan Condal e George R.R. Martin. Questa situazione ha evidenziato quanto adattare il libro Fuoco e Sangue possa diventare un compito titanico, soprattutto dopo le critiche per la stagione conclusiva del memorabile Giochi di Trono.
Le sfide tra libro e serie: il problema della traduzione
La Casa dei Draghi continua a dimostrare come sia complicato chiudere la distanza tra il dettaglio di una grande narrativa scritta e la sua versione per la televisione. La prima stagione, con i suoi salti temporali e le continue ellissi, aveva evidenziato la difficoltà di condensare decenni di storia in pochi episodi. La seconda, invece, aveva accelerato la narrazione al punto di rendere vuoti emotivi eventi importanti, mancando di dare un peso reale alle morti e alle relazioni.
Che siamo di fronte a una serie di cambiamenti e decisioni narrative chiave questa terza stagione? Certo. Ecco quindi i tre temi fondamentali da seguire.
1. Le differenze strutturali e narrative tra libro e serie
HBO ha radicalmente modificato l'essenza del libro Fuoco e Sangue, trasformando un compendio storico con molteplici narratori in uno spettacolo concentrato su storie personali. Questo approccio ha portato a decisioni che hanno rilevanti conseguenze: per esempio, la fusione e l'eliminazione di personaggi chiave come Nettles, un ruolo cruciale in termini di struttura simbolica.
- Nettles, una jinete di umile estrazione, è rimossa dal libro, con il ruolo che passa a Rhaena Targaryen (Phoebe Campbell), grazie alla sua decisione di reclamare il dragone selvaggio Robaovejas.
- La scelta di rimuovere Nettles ha eliminato un’importante simbologia sull’idea di supremazia dei Targaryen. Inoltre, è una semplificazione che aiuta la serie a evitare di complicare ulteriormente le linee familiari dei Neri.
- Un altro elemento modificato è la Batalla del Gaznate, che è anticipata cronologicamente e funge da climax iniziale di questa stagione cambiando completamente il carattere di Jace (Harry Collett).
In contrasto con il libro originale, dove Jace muore eroicamente proteggendo i suoi fratelli più piccoli, la serie lo mostra come un giovane impulsivo, che sfida apertamente l'autorità di Rhaenyra e tenta di prenderla prigioniera. La svolta delDesembarco del Rey viene anche riscritta come il risultato di un accordo segreto tra Alicent e Rhaenyra, omettendo la brutale capitolazione sotto assedio narrata nel libro.
2. La reinvicazione di una relazione fondamentale
Una decisione fortemente discussa in questa stagione riguarda la rappresentazione della relazione tra Rhaenyra Targaryen e Alicent Hightower. Nel libro, Alicent è di fatto l’oppressore di Rhaenyra, madre non biologica e politica pragmatica che cerca di portare al potere i propri figli.
Tuttavia, la serie altera il rapporto, rendendo le due donne quasi amiche d’infanzia, collegate da una tragedia comune all’interno del patriarcato del Westeros. Questa scelta, pur rendendo più umane e tragiche entrambe, ha sollevato critiche tra i fan del libro. Molti ritennero che questa narrativa diluisse la spinta politica originale, sostituendola con un melodramma sentimentale.
- Un altro punto controverso è il fatto che Alicent venga presentata come vittima costante di deumanizzazione e violenza sessuale, un elemento assente nel libro originale.
- Il contrasto tra le intenzioni di Martin e quelle della serie è evidente. Nel romanzo si dà più enfasi alla complessità e personalità della Regina, piuttosto che alle sofferenze emotive.
3. L’essenza in 'La Casa dei Draghi'
La stagione ha apportato modifiche significative ad eventi che sono tra i più controversi del libro. Un esempio è stato l’episodio denominato Sangue e Formaggio, che ha generato controversia per la sua riduzione e reinterpretazione.
- Nel libro, Joffrey (un personaggio che nella serie è Jaehaerys) e Maelor, figli di Rhaenyra, vengono uccisi da mercenari, creando un dilemma psicologico devastante per Helaena (Phia Saban) costretta a decidere chi deve vivere.
- La serie invece ha tolto completamente la figura di Maelor, togliendo a Helaena la decisione più difficile. L’omicidio è stato reso più veloce e senza impatto emotivo.
- La controversia che ne è seguita è arrivata fino a George R.R. Martin, che ha pubblicato una critica su Twitter, affermando che queste scelte avrebbero portato a un "effetto farfalla" negativo che avrebbe danneggiato la coerenza delle stagioni a venire.
Questa stagione sembra affrontare la questione dell’incoerenza temporale con la narrazione. Una tendenza che si è rafforzata anche in questa terza stagione, che vede Rhaenyra non come una figura forte, ma come una regina indecisa e sopraffatta. Si è raggiunto l’obiettivo solo grazie a un accordo con Alicent, un elemento chiaramente diverso da quanto scritto in libri e che potrebbe avere ripercussioni significative in futuro.
Qualità vs fedeltà
Il dibattito su La Casa dei Draghi si è concentrato fin dal primo momento sul tema del balzo tra fedeltà al libro e forza narrativa autonoma. La terza stagione mostra che non c’è un’unica risposta a questo dilemma, ma una serie di scelte artistiche che, in alcuni casi, hanno migliorato il prodotto, in altri sembra abbiano complicato la narrativa.
Conclusioni: Quali aspettative per il futuro?
La terza stagione de La Casa dei Draghi tenta di correggere i problemi delle stagioni precedenti, ma non risolve completamente le sfide narrative e di rappresentazione. Con il continuo adattamento di elementi chiave dal